1) Quale legame hai con lo sport?
Beh, onestà vuole che ammetta che non sono stato in gioventù uno spirito atletico: alle superiori ho anche avuto 5 in pagella in educazione fisica! Nel periodo universitario il mio sport preferito era “corsa fra le calli di Venezia per prendere il treno”. Poi con il lavoro qualche cosa è cambiato: ho lavorato per parecchi anni per la società industriale Silca di Vittorio Veneto, la quale sponsorizzava – e continua a farlo tuttora – una squadra di triathlon e una di atletica. Mi chiesero di occuparmi degli aspetti relativi alla gestione degli atleti stranieri, considerando che parlo abbastanza bene inglese e francese, e di dare una mano sui campi di gara. Da li ho cominciato a frequentare l’ambiente sportivo, la cosa ha iniziato a piacermi, mi hanno messo in contatto on il gruppo giudici della FIDAL perché cercavano nuovi addetti per questo ruolo, e così sono entrato nel vortice… Adesso sono iscritto negli albi regionali, e sono specializzato a livello nazionale nel cronometraggio e nella misurazione delle corse su strada.

2) Com'è l'atletica visto dagli occhi di un giudice?
Potrei dire che a volte non ci rendiamo conto di cosa succede durante una competizione, tanto siamo concentrati sulla gara che dobbiamo gestire. Apparentemente sembra facile giudicare: in fin dei conti se l’asticella del salto in alto cade il salto non è buono, oppure il punto in cui atterra un atleta nel salto in lungo è abbastanza semplice da determinare. Però però, vedi, il punto è che devi gestire un gruppo di atleti, tenerli disciplinati, capire quali sono i loro riti e scaramanzie, rapportarsi con gli allenatori e i genitori. Prendiamo una gara di salto in alto (o con l’asta): vi sono i manuali che indicano le progressioni da seguire – ovvero le varie misure alle quali sarà collocata l’asticella – e a volte ci tocca sentire lamentele perché magari per un atleta queste misure non sono conformi alle sue aspettative. Oppure le corsie: adesso il sistema è automatizzato e vi sono regole precise per la collocazione degli atleti, ma sapessi in passato quante lamentele per una corsia troppo interna. Ecco, potrei dire che l’attività del giudice assomiglia molto a quella di un gestore di risorse umane, anche se dopo un po’ che frequenti i campi sai già con chi hai a che fare. E permettimi di ricordare la figura fondamentale degli addetti: quelli che rastrellano la sabbia, che spostano i blocchi, che regolano gli ostacoli. Tutte attività silenziose che però non sono meno importanti dell’alzare una bandierina bianca o rossa o gialla. A questo proposito l’immagine della Drechsler che rastrella la sabbia ai recenti Giochi Europei è emblematica: una campionessa del mondo che svolge un “umile” lavoro! Sarebbe come vedere Totti fare il raccattapalle allo Stadio Olimpico…  Non ci sono dubbi, per fare il giudice ci vuole spirito di servizio, passione e un pizzico di sacrificio, ma la soddisfazione di stare in un ambiente sano è impagabile, inoltre nascono delle belle amicizie o per i più fortunati delle storie d’amore: altro che Tinder!
 
3) La Regina degli sport ha gare su strada e gare in pista. Come vive un giudice queste differenze?
Poni una domanda impegnativa. Per le corse su strada servono pochi giudici perché alla fine l’elettronica con i chip la fa da padrone, ma se hai una posizione cosiddetta “apicale” quale Delegato Tecnico (ovvero Capo Supremo per dirla in parole semplici) o quella di Giudice di Appello che deve decidere sui reclami ti confesso che sudi sette camicie: devi verificare che il percorso sia in sicurezza, che il Piano Sanitario sia a posto, verificare che i ristori siano riforniti e predisposti nei punti corretti. Certo, per questi eventi sei sempre in contatto con gli organizzatori con i quali ti confronti e valuti le migliori soluzioni, ma devi sempre tener conto che hai a che fare con atleti che nella trance agonistica a volte si dimenticano le cose più elementari, come bere ai rifornimenti o sapersi fermare quando il corpo non risponde più – e credimi ci vuole coraggio.
Viceversa per le gare in pista sei in un ambiente chiuso, oserei dire protetto, e pur sapendo che l’imprevisto è sempre in agguato hai più possibilità di poterlo gestire. Rimane che inconsciamente per entrambi i tipi di manifestazione ti senti responsabile: riassumendo direi che è una continua esperienza di crescita e maturazione.

4) Misurare percorsi e omologarli cosa significa?
Eh eh significa mettere in conto parecchie ore di lavoro, e forse non tutti lo sanno. Già, perché un percorso si misura in bicicletta usando un dispositivo manuale che si chiama “contascatti jones”: e se sei fortunato il percorso che gli organizzatori hanno predisposto con qualche piccolo aggiustamento va bene, altrimenti se mancano metri – o se li devi tagliare – ti deve mettere seduto e sempre con gli organizzatori studiare le varianti, tenendo conto delle eventuali limitazioni al traffico, di quanto ti dice il Comune circa eventuali lavori in corso, delle vie e strade disponibili, e via andare…
 Ma il bello viene dopo; quello che hai fatto deve essere messo per iscritto su un apposito report dove sono riportati tutti i dati del percorso: la mappa, l’altimetria, i punti di passaggio – ogni 5 km deve essere redatta una apposita monografia con foto e dettagli satellitari per la determinazione del corretto posizionamento (grazie Google Earth) dei progressivi chilometrici, le eventuali prescrizioni in termini di transenne, punti di intersezioni. Questa attività ti può portare via parecchie ore al pc, e ammetto che a volte è un po’ faticosa.
La soddisfazione qual è: che il giorno della gara ti infili fra i concorrenti all’arrivo e li guardi mentre scrutano i loro GPS portatili (che segnano sempre distanze non corrette, sia ben chiaro) e senti che dicono che effettivamente hanno percorso la mezza maratona, che non c’erano metri in più o in meno. Ecco sarebbe bello che i runner avessero la consapevolezza che dietro quel percorso vi è un lavoro certosino di qualcuno che nel suo piccolo ha sottratto ore alla sua vita per consentire loro di correre su un percorso regolare, e che la Maratona di Treviso è stata misurata con le stesse regole e la stessa professionalità di quella, poniamo, di New York.
E consentimi una appendice triste: qualche mese un mio collega misuratore è mancato, investito da un’auto mentre faceva una misurazione. Non dimentichiamoci che mentre il giorno della gara le strade sono chiuse, noi sovente misuriamo con strade aperte al traffico. Certo, abbiamo la staffetta e i vigili / polizia, ma sapessi quante volte ci prendiamo dei rischi, soprattutto quando procediamo in senso contrario. Insomma, un po’ di considerazione in più non guasterebbe.

5) Quale la parte più divertente del essere giudice di atletica?
Come nel Rugby anche noi abbiamo il terzo tempo: alla fine della manifestazione ci si ritrova per mangiare qualche cosa – una pastasciutta, qualche panino, una pizza – e ci si scambiano impressioni, giudizi, ci si corregge, si evidenziano i risultati degli atleti. Si è una allegra combriccola che smessi i panni ufficiali condivide le proprie esperienze fra battute, frecciatine e sguardi maliziosi e divertiti.
Durante la gara il divertimento non c’è, semmai inconsciamente c’è il desiderio di vedere il tale atleta superare una certa misura o scendere sotto un certo tempo minimo che gli garantisce la partecipazione a qualche campionato: benché il tuo ruolo sia di essere imparziale, in un certo senso ti fai partecipe dello sforzo dell’atleta, della sua ostinata volontà di raggiungere un risultato. In questo caso è emblematica la scena di “Momenti di Gloria” in cui Liddelle descrive il perché lui corre: senza essere blasfemo potrei dire che l’Atletica può essere assimilata a una sorta di messa laica. Sbaglio o in Grecia sospendevano le guerre per consentire che i giochi olimpici avessero luogo?

 6) Quanta responsabilità avete?
Come ti dicevo le responsabilità per le posizioni apicali sono tante, soprattutto per l’incolumità degli atleti. Tieni conto poi che in assenza di un giudice apposito possiamo anche decidere di fermare un concorrente se ci rendiamo conto che sta mettendo in rischio la sua incolumità – nelle gare in pista di solito ci confrontiamo con l’allenatore / accompagnatore perché a volte lo stesso atleta non si rende conto del rischio che corre, tanto è preso dallo svolgimento della sua prova. Poi dal punto di vista tecnico verificare che per ogni singola gara il gesto atletico venga eseguito correttamente, che la misurazione sia effettuata in modo regolare, che tutto sia predisposto in modo corretto. Per dirti: quando sono al photofinish il montaggio dell’attrezzatura (che cosa parecchie decine di migliaia di EUR) richiede quasi due ore considerando gli allineamenti da fare, le verifiche che il tempo preso sia corretto al decimillesimo, le telecamere da posizionare per poter risolvere senza dubbio eventuali parità. Per non parlare dei colleghi che si occupano della verifica degli attrezzi, tecnicamente parlando gli Addetti alla Direzione Tecnica: verificare che giavellotti, pesi, dischi, martelli rispettino gli standard è un lavoro impegnativo e a volte stressante, perché devi sempre avere con te tutti gli attrezzi del mestiere per effettuare pesature, misure di lunghezza, verifica di diametri, ecc.
Insomma: una bella responsabilità, non c’è che dire.
Ma adesso posso io con un aneddoto?
Certo…
Quando con il treno si va da Venezia a Treviso, poco prima di arrivare a questa stazione sulla destra si vede un campo di atletica. Quando frequentavo l’università guardando dal finestrino mi chiedevo chi erano quelle persone che si muovevano lungo quella pista, anche con un sorrisino beffardo e ironico… Adesso ci sono io lì quando capita, e chissà se qualche studente universitario sul treno che lo riporta a casa non farà le stesse considerazioni e poi fra qualche anno si troverà sul quel campo…. La vita è una ruota che gira e la sua bellezza sta nel fatto che molte volte è imprevedibile, sebbene con i nostri atteggiamenti e con le nostre scelte in un certo senso la orientiamo.
E permettimi una aggiunta finale: se c’è fra i tuoi lettori / amici / conoscenti qualcuno che volesse fare il giudice si faccia avanti, si rivolga alle federazioni provinciali: non siamo mai troppi, le gare sono sempre tante. All’inizio sembrerà faticoso, ma ti assicuro che le soddisfazioni sono tante.



KG ©Klodeta Gjini

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1. Ha vinto una Coppa del Mondo di corsa in montagna, Valtellina 1988 ed ha contribuito e continua a contribuire al movimento azzurro che ancora oggi domina la scena internazionale. Cosa l'ha spinto a correre in montagna, visto che non erano pubblicizzate e conosciute come oggi?

Sicuramente la possibilità di poter correre con spensieratezza tra i boschi e la natura.

2. Il passaggio da atleta ad organizzatore di corse di montagna che valore aggiunto porta?

Sicuramente l'esperienza che ho macinato migliaia di km, di salite e discese, quindi il poter proporre dei percorsi adeguati al mondo dei runners; piacevoli, suggestivi aggressivi e panoramici.

3. Quali sono le differenze di oggi rispetto gli inizi per chi partecipa a queste corse?

Ci sono moltissime differenze.

1) Quale legame hai con lo sport?

Beh, onestà vuole che ammetta che non sono stato in gioventù uno spirito atletico: alle superiori ho anche avuto 5 in pagella in educazione fisica! Nel periodo universitario il mio sport preferito era “corsa fra le calli di Venezia per prendere il treno”.

1) Katia che legame hai con atletica?

L’ atletica lo conosciuta da piccola grazie a mio papà, che mi portava con i suoi amici alle gare podistiche. Si è creato un legame forte grazie al mio caratterino esuberante. Già da quando avevo dieci anni fino a quindici lo praticato in modo costante ad un buon livello regionale. Erano gli anni ottanta...Anni in cui sono nati i campioni che sentiamo parlare nella storia di questo sport.

1) Giorgio penso che i salti sono la parte più bella dell'atletica. Cosa ne pensi?

Beh l'atletica è bella anche perché è molto varia. Ovvio che se chiedi a me che son stato saltatore e saltare mi è sempre piaciuto moltissimo ti rispondo che per me è sicuramente così. Avrei potuto fare anche velocità, concentrarmi meglio sui 100m come sarebbe piaciuto al mio allenatore, il prof. Alberto Ambrosio.

1) Francesca è la musica che legame hanno?

Ho trovato nella musica la mia dimensione espressiva, un luogo nel quale rifugirami, in cui ritrovarmi e a volte anche perdermi.

1) Publiku sheh nje gare teknike ne kercim se larti, por nuk e di se si sterviten kercyeset e kesaj gare...te lutem nje pergjigje me terminollogji teknike?

Të ndjekësh një garë kërcimi së larti nga pozita e sportdashësit është emocion, është  dhe një kënaqësi sepse në vartësi të rëndësisë dhe nivelit të eventit si  Olimpiadë , apo Kampionat botëror , evropian apo  mesdhetar , ballkanik apo edhe kombëtar të jepet mundësia të shohësh apo ndjekësh   sportistët më të mirë të kësaj gare .

1) Musica cosa rappresentava per Andrea da piccolo e cosa rappresenta oggi?

La musica è sempre stata una via di fuga, una potente forma di espressione e comunicazione non verbale che da sempre ha attratto un ragazzino timido quale ero io.

1) Jetoni lindi në një familje sportive. Sa ka ndikuar ambienti në dashurinë për sportin?

Padyshim që ambienti ka ndikuar shumë. Në familja, nëna dhe babai im ashtu si edhe gjithë  ambjenti që më rrethonte ishte i lidhur me sportin. Dashuria për për të u zhvillua që në fëmijëri. U rrita mes kampjonëve dhe trajnerëve të tyre.

2) Përse zgjodhe atletikën dhe jo një sport tjetër?

Preferoj të the se ishte atletika që më zgjodhi mua.

1) Marinella bambina perchè era attratta dall'atletica?

Da bambina correvo sempre e battevo tutti i maschi della mia scuola, poi mi piaceva vincere….mi dava soddisfazione e gratificazione; inizialmente ho fatto molti altri sport, dal judo al tennis al basket alla pallavolo…..ma mi piaceva di più correre e credo di essere portata, per carattere, ad uno sport individuale e così ho cominciato con la Fiat Om Brescia.

1) Atletica: nella memoria, ma anche nel presente. Come lo vivi il legame con questo sport?

Se dico atletica intendo la mia vita! L’atletica mi è entrata nel sangue quando ero ancora una bambina e non mi ha più lasciata. Siamo inscindibili l’atletica ed io e mi ha insegnato il senso del dovere, dell’onestà della lealtà ed il rispetto per me stessa e per gli altri...
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Crescere esercitandosi nello sport significa non solo coltivare una passione, ma imparare ad avere una disciplina mentale e la perseveraranza verso i propri obiettivi. La vita è fatta di cadute e rialzi e lo sport ti allena ad affrontarli.

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